Cari Ricercatori, sebbene piegato dalla Malattia (non una malattia, ma la Malattia come condizione esistenziale dell'essere umano che lotta per la propria sopravvivenza, nonostante il proprio corpo), ieri ho fatto una scoperta di quelle che, per dirla alla Philip K. Dick, mi ha "aperto un altro orizzonte".
E' stato come se, in una sorta di epifania gnostica, VALIS (Vast Active Living Intelligence System la "Rete" di intelligenza superumana che secondo Dick governa l'universo) col suo raggio rosa avesse toccato la mia mente, rivelandomi la realtà ultima delle cose. Anghelos, nel senso greco e gnostico di "annunciatore", di questa rivelazione divina è stata Alessandra Colucci (aka @alebrandcare), la quale da brava esperta di marketing si lamentava di alcuni spot particolarmente orrendi che avevano funestato la sua giornata.
Incuriosito le ho chiesto lumi e mi ha dato una serie di link meravigliosi di orrore markettaro allo stato brado (tipo il cinghiale che dorme sulla pancia di uno sventurato consumatore di bicarbonato Brioschi)… Surfo tra i link, poi il raggio rosa della rivelazione mistica mi colpisce:
Era dai tempi del Cabaret Voltaire che non assistevo a un così deliberato atto di furioso dadaismo. Riepiloghiamo questo capolavoro del marketing postmoderno:
Location: un non-luogo da qualche parte in Tecnonucleo, tutto sfumato come un sogno che sbiadisce al risveglio, l'unico elemento nitido è il mezzobusto di Manuela Arcuri.
Colonna sonora: musica inquietante tipo "Profondo Rosso", probabilmente composta dagli stessi Goblin, che crea un'atmosfera deliziosamente luciferina. Qualunque cosa "positiva" sarà detta nello spot, sarà automaticamente confutata dal crescendo musicale spaventoso... associata allo sfondo onirico risuona di echi di orrore cosmico come "La Musica di Erich Zann" di H.P.Lovecraft.
Svolgimento:
Intro: Manuela Arcuri guarda preoccupata fuori campo. Cosa sta vedendo? Perché quell'espressione bovina? Cosa stanno leggendo gli occhi che si muovono rapidi? Quale minaccia incombe?
Colpo di scena n.1: Arriva il bip di un SMS. Un ammiratore segreto? Uno stalker? Un serial killer? Improvvisamente siamo scaraventati dalle parti di The Ring, o di Scream. Il telefono come messaggero della Morte.
Colpo di scena n.2: Arriva il Libro! Quando già mi vedevo la sventurata composta come Drew Barrymore in Scream... arriva il Libro! Il Libro che pare uno degli enigmatici testi nonsense sparsi ne "La Biblioteca di Babele" di Borges. Il titolo "Il labirinto femminile" giganteggia in rosa come il raggio che colpì la mente di Dick nell'Esegesi, campeggia su un labirinto altrettanto rosa, che incornicia il volto... di una donna? Troppo ovvio! ... che incornicia il volto di un uomo che di primo acchito identifico in Paolo Limiti.
Spottone: con l'apparizione del Libro la favella di Manuela si sblocca e apprendo tutto d'un fiato: che l'autore non è Paolo Limiti, ma tale Alfonso Luigi Marra... che non è uno dei testi nonsense della Biblioteca di Babele, ma un "epistolario in SMS" (neanche Thomas Pynchon ha mai osato una simile esplorazione letteraria!)... che il Libro narra dell'amore tra Luisa, una "giovane avvocatessa", e Paolo il "titolare dello studio in cui lavora"… insomma la storia di una ragazzotta arrivista e spregiudicata che vuole farsi il Grande Capo, per far carriera sotto la scrivania (roba già vista)… però con quella colonna sonora associata al messaggino dello stalker… beh penso che Luisa si è appena messa in un casino più grande di lei… e quel Paolo lì secondo me è il tipo d'uomo che tiene una balestra sotto il letto, pronta all'uso per dare la caccia nella propria chilometrica tenuta alle malcapitate ragazzine spregiudicate, e seppellirne le carcasse nella rimessa delle proprie auto d'epoca ("paura eh?")… che però il Libro possiede in sottotraccia una tematica che non c'entra niente con la trama testé esposta… infatti è "un opera per liberare la coppia e la società dallo strategismo sentimentale che le tormenta, e ha enormemente rallentato il cammino della Civiltà".
Conclusione: il viso di Manuela si distende in uno splendido sorriso, mentre declama: "è bellissimo". E l'inquietante musica dell'orrore cosmico svanisce.
Da qui è partita un'indagine per capire chi è Alfonso Luigi Marra, che fa nella vita, perché ha prodotto questo capolavoro. Preannuncio che la ricerca è stata fondamentale e ha aperto la mia mente a concetti escatologici come "Uomo Tabù", "Libro Tabù","Servaggio" e "Psicosi" ai quali farò forse seguito con qualche nonPOST, oppure no. Oggi mi voglio però concentrare su questo splendido nonSPOT. Su questo film dadaista di 30 secondi (chiamarlo spot è ingeneroso) si sono spese tante penne importanti, su tutte Aldo Grasso, che ha scritto:
Ci troviamo di fronte a un capolavoro assoluto e impossibile di bellezza e inespressività, un esempio involontario di kitsch, di camp e di trash, un brutto non intenzionale ma che poggia sul candore con cui è stato messo in opera l'artificio (sta poi alla malizia di ognuno capovolgerlo nel suo opposto).
Mi dispiace ma le parole di Grasso sono macchiate dall'invidia tipico del critico affetto da impotenza creativa. Quello dell'Alfonso Luigi Marra è un deliberato e liberatorio sberleffo alla cultura markettara. Qualunque idiota che sa tenere in mano una telecamera capirebbe che questo colossal di 30 secondi è improponibile come spot. Dietro c'è del genio, perché quello dell'Alfonso Luigi Marra è un deliberato nonSPOT dall'inizio alla fine:
Jingle: dove in uno spot c'è un jingle accattivante di facile e di immediata presa (una hit, o un brano ad hoc), che risuoni nella mente come un simpatico tormentone di happy music, nel nonSPOT la colonna sonora evoca il terrore e l'inquietudine;
Scena: laddove in uno spot la scenografia deve richiamare l'habitat psicologico del potenziale consumatore (case di famiglie felici, alcove di amore saffico, abitacoli confortevoli di automobili, box doccia...), il nonSPOT richiama un non luogo indeterminato e indeterminabile, come una memoria sbiadita, con echi del "Miraggio dello sconosciuto di Kadhat";
Testimonial: dove in uno spot il testimonial deve richiamare i "valori" di cui il prodotto è portatore, nel nonSPOT il testimonial Manuela Arcuri non c'entra nulla con la letteratura, la psicologia e la sociologia, sta lì come un ossimoro vivente, una meravigliosa Musa dadaista;
Azione: dove in uno spot moderno l'azione è fondamentale per conferire quel dinamismo che risveglia la parte più animale della nostra mente, nel nonSPOT tutto è immobile e i gesti fuori sincrono con parole e colonna sonora, tutto è fuori dal tempo e dallo spazio;
Messaggio: dove in uno spot il messaggio deve essere semplice, chiaro, diretto, nel nonSPOT il messaggio è un'astrusa amalgama di elementi alti ed elementi bassi, di sociologia e scappatelle amorose, psicologia e amori sotto la scrivania, di orrori cosmici e rivelazioni gnostiche...
Insomma in ultima analisi stiamo di fronte ad un capolavoro assoluto, non posso che inchinarmi ad Alfonso Luigi Marra e alla sua musa, Manuela Arcuri.
Sebbene ora la mia mente sia sconvolta dalla domanda delle domande: come gli strategismi sentimentali hanno distrutto e stanno distruggendo la mia vita?
Alfonso Luigi Marra è la risposta?
Abbiamo finalmente trovato il Guru 2.0, che tanto abbiamo cercato invano?
Ma soprattutto che c'era scritto nel SMS che ha ricevuto Manuela?

