Egregi avvocati del sig. Vasco Rossi,
Vi scrivo questa lettera aperta, che pubblico sul mio nonBLOG e che provvederò a diffondere nel variegato mondo dei Social Network nella speranza che Vi raggiunga e Vi faccia desistere dalla prosecuzione delle azioni legali, che avete intavolato nei confronti di Nonciclopedia.
Innanzitutto mi presento mi chiamo Giovanni Scrofani e sono un umile giurista d’impresa, con un esperienza ormai ventennale su internet. Nel tempo libero animo una simpatica Comunità Online di performers dadaisti, che si riconosce sotto il nome di Gilda35.
Per una volta pertanto abbandonerò i toni surreali, abitualmente utilizzati per fare satira sul c.d. “professionismo del web 2.0” e cercherò di perorare in modo pacato e composto le nostre umili argomentazioni a difesa della piccola Nonciclopedia. Bando pertanto all'usuale anarchia creativa e esponiamo pacatamente (ma pur sempre in modo rapsodico e disorganico) le nostre argomentazioni.
Abbiamo notato con piacere che da quando il vostro assistito, il signor Vasco Rossi, si è “dimesso da rock star” ha iniziato a dedicarsi con grande insistenza a postare via Facebook innumerevoli "clippini", che incitano all’uso delle droghe, fanno apologia di suicidio, si fanno beffe della sicurezza stradale, parlano di malattie mentali e oncologiche in modo politicamente scorretto, nonché irridono numerosi personaggi politici di spicco primo tra tutti l’on. Giovanardi o esponenti della Chiesa Cattolica.
Sicurezza...sicurezza...primavera di certeeeeezza!
Ovviamente abbiamo accolto con divertito distacco questa incursione del sig. Vasco Rossi nel c.d. underground di internet, il luogo in cui regnano incontrastati il LULZ, la satira, la scorrettezza politica e spesso il trolling più brutale.
Il fatto che un personaggio “mainstream” come il sig. Vasco Rossi si sia convertito ad alcune delle pratiche più “oscure” e, sotto il profilo comunicativo, eversive della c.d. vita digitale, ci aveva invero sorpreso.
Devo ammettere che la maggior parte dei membri di questa Comunità Online aveva interpretato queste pratiche spesso offensive della sensibilità di milioni di persone, come un becero sistema per farsi un po’ di pubblicità gratis.
Giova qui ricordare che nessuno ha mai segnalato la pagina di Facebook del sig. Vasco Rossi per le reiterate violazioni dei termini di utilizzo in cui quotidianamente incorre. In particolare mi riferisco alla incitazione a “Comportamento violento o dannoso”…
Ne converrete esimi legali che incitare i giovani all’utilizzo di stupefacenti e alla guida in stato di ebbrezza da una Pagina Facebook con 2,5 milioni di fan, a voler essere rigorosi costituisce una incitazione ad un comportamento “dannoso”, per la salute e l’incolumità dei giovani fan della rockstar.
Ebbene nessuno ha mai richiesto il blocco della pagina del sig. Vasco Rossi, peraltro anche quando in passato è girato in Rete qualche #vascomerda si è trattato di un rigoroso esperimento di linguistica computazionale sui temi di tendenza, che nulla, o poco, aveva a che vedere con le attività dell'Artista.
Ebbene se il “Popolo della Rete” non ha “censurato” la condotta del sig. Vasco Rossi, è stato in virtù di alcuni principi di Cultura Digitale che bisognerebbe tenere sempre a mente e che rappresentano patrimonio comune di Nativi e Immigrati Digitali:
Se non ti piace skippa e vai oltre: internet è composto da miliardi di pagine web, nessuno è costretto a visionarne per forza qualcuna. Internet è grande e c'è spazio per tutti.
Do not feed the trolls: se qualcuno compie del trolling ai tuoi danni non rispondere, presto o tardi si stancherà.
No al bavaglio: mai comprimere la libertà di espressione altrui, anche quando come nel caso dei clippini del sig. Vasco Rossi, la propria sensibilità può venirne urtata.
Questa non è una testata online: se qualche dileggio, o informazione errata, perviene da un sito che non costituisce una testata giornalistica e l’utente che ha postato il messaggio non è iscritto all’ordine dei giornalisti, andrebbe applicato un po’ di sano buonsenso e invitare il prossimo alla moderazione, piuttosto che correre dalla Polizia Postale.
No alla legge del più forte: se un “Potente” attacca un comune utente da una posizione di forza, l’istinto gregario delle varie Comunità Online che animano internet prende il sopravvento e vengono poste in essere varie forme di autotutela da quella che viene vissuta come una vera e propria aggressione nei confronti di tutti (es. utilizzo compulsivo di temi di tendenza, proliferazione di commenti negativi sulle pagine Facebook, ecc…).
Il “Popolo della Rete” ha rispettato le prime quattro regole nei confronti del sig. Vasco Rossi, sopportando pacatamente le sue intemperanze ridondate da ogni mezzo di informazione possibile e immaginabile.
Pertanto non si capisce perché mai lo stesso sig. Vasco Rossi debba sfogare tutta questa intolleranza verso Nonciclopedia. Evidentemente non avete compreso appieno la natura di Nonciclopedia.
A Vostro beneficio illustri legali desidero illustrarvi il ruolo che Noncliclopedia svolge nell’ambito della Cultura Digitale italiana. Nonciclopedia è una enciclopedia in italiano, strutturata come una sorta di parodia satirica del popolare sito enciclopedico Wikipedia. E' un sito amatoriale realizzato col metodo dei c.d. Media Wiki, grazie al contribuito gratuito e amatoriale di centinaia di volontari. Per fugare ogni dubbio sui suoi contenuti, illustrissimi giuristi, Nonciclopedia è la più importante risorsa di rete in italiano deputata al c.d. LULZ, la risata sguaiata e politicamente scorretta. Se un utente va su Nonciclopedia si aspetta esattamente quello che trova: contenuti sguaiati, grotteschi, paradossali, satirici, di cattivo gusto, politicamente scorretti, esasperati…
Può piacere, o non piacere. Può entusiasmare, o urtare sensibilità. Può divertire, o disgustare. Esattamente come i clippini dell'Artista.
Per chi, come il sottoscritto, proviene dal c.d. Web 1.0, Nonciclopedia rappresenta inoltre una importante fonte di preservazione di un certo gergo digitale delle Comunità Online che hanno animato la scena underground italiana. Se non fosse stato per il contributo volontario di migliaia di sostenitori, centinaia di termini, miti, personaggi, che hanno contribuito in modo determinante alla costruzione del “lore” del web in Italia si sarebbero persi come lacrime nella pioggia.
Illustri giuristi se un comune utente cerca su Google “Vasco Rossi”, non gli sarà mai restituito come risultato (perlomeno non tra i primi centomila) la pagina di Nonciclopedia a lui dedicata.
Se si va su Nonciclopedia è proprio per cercare del LULZ, non per informarsi, né per intrattenersi con clip musicali.
Nonciclopedia è di cattivo gusto? Può essere. E mostrare cateteri tracheali a 2,5 milioni di persone è espressione di buon gusto? E giustificare/incitare all’utilizzo di stupefacenti, giovani dai 14 anni in su che frequentano la pagina di Facebook definendo il sig. Vasco Rossi “padre e amico” è un gesto di profonda responsabilità? Chiedo a voi poi, illustri giuristi, come si configuri giuridicamente inneggiare “con ironia”, rivolti ad un pubblico di minori, all’abuso di sostanze stupefacenti, alla guida in stato di ebbrezza, all’abuso di psicofarmaci…
Veniamo poi alla parte in diritto del nostro ragionamento miei illustri avvocati. Desidero qui riportare alcuni estratti della celebre sentenza della Cassazione sul c.d. Caso Vauro, che mirabilmente illustra i limiti del diritto di satira:
[omissis…] Il ricorso sottolinea che la satira è tutelata non solo quale libera manifestazione di pensiero, ma quale espressione culturale ed artistica di censura dei modi di esercizio del potere e cioè del costume politico. In effetti esiste un diritto di satira, riconosciuto in dottrina, distinto da quelli di cronaca e critica soprattutto dalla giurisprudenza di merito. E si rileva che la consistenza dissacratoria della satira contemporanea giunge a livelli surreali, soprattutto perchè sono divenute prevalenti rispetto a quelle del linguaggio parlato, oggetto tradizionale di studio e di analisi, le sue manifestazioni iconografiche, circa le quali gli strumenti consueti, troppo legati alla cultura ufficiale, appaiono inadeguati. E’ necessario pertanto determinarne i confini di liceità. Per quanto interessa, l’attenzione va riposta sulla satira politica. In particolare, per cultura delle istituzioni, deve intendersi non solo quella ufficiale, che ne implica il rispetto, ma anche la sintesi di nozioni e sentimenti, che ne concerne il rapporto con i cittadini, e che si percepisce nella società, in un determinato momento della vita del paese. Di questa cultura, essenzialmente umorale, è libera espressione la satira politica, che mira all’ironia sino al sarcasmo e comunque all’irrisione di chi esercita un pubblico potere, in tal misura esasperando la polemica intorno alle opinioni ed ai comportamenti. La satira è anche espressione artistica in quanto opera una rappresentazione intuitivamente simbolica che, in particolare la vignetta, propone quale metafora caricaturale. Come tale non è soggetta agli schemi razionali della verifica critica, purché attraverso la metafora pure paradossale, sia comunque riconoscibile se non un fatto o un comportamento storico, l’opinione almeno presunta della persona pubblica, secondo le sue convinzioni altrimenti espresse, che per sé devono essere di interesse sociale. Pertanto può offrirne la rappresentazione surreale, purché rilevante in relazione alla notorietà della persona, assumendone connotati che sfuggono all’analisi convenzionale ed alla stessa realtà degli accadimenti, ma non astrarsene sino a fare attribuzioni non vere (in questo senso va corretto il principio di svincolo assoluto dai canoni del diritto di cronaca e critica, cfr. Tribunale Roma in sede civile 1.3.92 Cassisi ed a. contro Arbore ed a., che si richiama agli artt. 9 e 33 Cost. oltre che all’art. 21; e confermato il principio di coerenza tra dimensione pubblica del personaggio e contenuto artistico, cfr. Pretore Roma 16.2.89, Vanzina c. Videotime). Sul piano della continenza, infine, il linguaggio essenzialmente simbolico e frequentemente paradossale della satira, in particolare grafica, è svincolato da forme convenzionali, onde non si può applicarle il metro consueto di correttezza dell’espressione (così, v. sopra, e però radicalmente escludendo anche il canone della verità di fatto, Pretore Roma, 5.6.91, Berlusconi c. Espresso). Ma, al pari di ogni altra manifestazione di pensiero, essa non può superare il rispetto dei valori fondamentali, esponendo, oltre il ludibrio della sua immagine pubblica, al disprezzo la persona [omissis…]
Insomma illustri avvocati, non vogliamo aggiungere altre parole a quelle brillantemente esposte dalla Corte di Cassazione. Semplicemente vogliamo inquadrarle per analogia al caso presente.
Il sig. Vasco Rossi rappresenta nel panorama culturale italiano un "potere costituito". Attorno alla sua figura si articola un enorme giro d’affari legato a canzoni, LP, concerti, video, programmi televisivi, siti internet…
Peraltro anche sotto il profilo culturale è evidente il ruolo egemonico che il sig. Vasco Rossi riveste nel panorama musicale italiano. Ogni esternazione del sig. Vasco Rossi, anche la più improbabile, oltraggiosa ed estrema viene ridondata da internet, i social network, la radio, i giornali, la televisione… Se anche si volesse sfuggire alle esternazioni più fastidiose del sig. Vasco Rossi sarebbe di fatto impossibile.
Ergo, mentre per vedere la pagina di Nonciclopedia dedicata a “Fiasco Rossi” (la parodia nonciclopedica del sig. Vasco Rossi) è necessario volontariamente recarsi sul sito, essere “oltraggiati” dalle esternazioni del sig. Vasco Rossi è inevitabile, a meno di costringersi all’eremitaggio.
Perché quindi il “Popolo di Internet”, che tanto viene unanimemente blandito e osannato quando parla contro la “Casta” dei Politici, deve essere brutalmente zittito quando fa satira sulla “Casta” di Rockstar e Discografici? Non sono ambedue forse dei poteri, che per alcune parti sociali possono essere interpretati come coloro soffocano da un lato le energie produttive, dall'altro le energie creative di un Popolo? Non possono taluni sentire che il sig. Vasco Rossi mortificato con la sua onnipresenza mediatica qualunque espressione artistica in Italia che non si traduca in suoi bolsi cloni e replicanti?
Illustri giuristi, che male ravvedete nel fatto che in un coro assordante di elogi ed eco alle intemperanze del sig. Vasco Rossi, i poveri burloni di Nonciclopedia lancino una timida pernacchietta?
Suvvia siate ragionevoli e ritirate la denuncia. Spiegate al Vostro assistito che simili operazioni sono controproducenti. Assumete dei Social Expert degni di questo nome che gestiscano meglio il personal brand del sig. Vasco Rossi. Oggi #vascomerda è diventato primo tema di tendenza mondiale: in pratica anche gli esquimesi sono venuti al corrente dell’intera vicenda, che ha fatto inorridire tutto il web da Manhattan a Bombay, via Tokio. Pensate illustri giuristi che è la prima volta che un tema di tendenza italiano raggiunge la vetta dei temi di tendenza mondiale, una case history dai contorni quasi surreali.
Lo sconcertante trend mondiale di #vascomerda che ha convogliato su di se lo 0,1% dei contenuti di Twitter
Salvate la reputazione del sig. Vasco Rossi e ritirate la denuncia a Nonciclopedia. Restituite all'Artista il suo ruolo di Rockstar, fategli compiere un gesto alto e bello, che gli restituisca l'affetto dei suoi vecchi fan. Fategli comprendere che la Rete è grande e c'è posto per i clippini dell'Artista, come per le pagine di Nonciclopedia. Dimostri l'Artista di essere un grande uomo magnanimo e misericordioso, una vera Rockstar "che se ne frega di tutto siiiiii!"
Con rispetto e simpatia.
Giovanni Scrofani

