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Huffington Post spiegato da Arianna Huffington

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Esimi Ricercatori, quest'oggi sono stato invitato dall'Ambasciata USA a partecipare ad un incontro con Arianna Huffington e Lucia Annunziata volto ad un confronto dal vivo con alcuni blogger della Capitale.

Il clima devo dire è stato rilassato e cordiale con le due celebri giornaliste che non si sono sottratte minimamente al fuoco di fila delle domande, rispondendo con grande chiarezza anche su temi spinosi.

L'intervento è stato preceduto dalle note polemiche sulle "competenze" di Lucia Annunziata a condurre un blog e sulla "gratuità" della partecipazione dei blogger al progetto editoriale. Una polemica, come spiegherò più diffusamente nelle conclusioni parecchio sterile, tenuto conto delle peculiarità dell'esperienza dell'Huffington Post.

Il modo migliore per raccontare la giornata è tramite i tweet dei presenti, che di seguito ho organizzato in uno storify.

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Le mie personali considerazioni

In conclusione si confermano le sensazioni che avevo espresso a suo tempo quando trapelò il nome di Lucia Annunziata per la direzione di Huffington Post.

Il progetto appare incentrato sulla medesima struttura della versione americana: un luogo in cui attorno ad un nucleo di giornalisti e di personalità del mondo istituzionale, si raduna una community di lettori/blogger.

La risposta delle Huffington alle polemiche sulla gratuità della partecipazione dei blogger è chiarissima: "vi pagano per vedere la televisone?"

Il blog è vissuto non come un momento "redazionale", ma come un momento di co-creazione con la propria community di lettori. Tant'è che più volte è stato posto l'accento da parte della Huffington sul meccanismo di moderazione automatica dei contenuti di trolling. In pratica si desidera lo sviluppo di una community ordinata che legge, commenta e produce notizie.

Mi convince questo modello?

Francamente mi lascia molto perplesso. In primis perché non mi convince il modello di business sottostante, che già vede navigare in pessime acque molti operatori che adottano strategie simili . Non ho trovato al momento nelle parole di Annunziata e Huffington quel quid che lo contraddistingua dagli emuli italiani del modello Huffington.

In subordine penso che il modello economico del "contadino digitale che lavora gratis per i signori della cloud con la scusa della co-creazione/visibilità" stia mostrando la corda. Sono curioso di vedere se Huffington sta proponendo il solito modello del "free job", che disapprovo fermamente, o se davvero stiamo parlando di co-creazione in modo serio.

Nel finale ho molto apprezzato la schiettezza con cui Lucia Annunziata ha rintuzzato noi che le chiedevamo di farsi un account Twitter: "non ho un account twitter perché già mi vedono in televisione, mi leggono sui giornali, sarebbe VIPperia".

Un fulgido esempio di ecologia della mente!

Comunque in bocca al lupo ad Arianna Huffington e Lucia Annunziata, perché ci donano una voce in più e un grazie a Sandy Polu e Digital Economy Forum per l'organizzazione.

Per approfondire

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