Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet

[LAB] TripAdvisor vince, ma non convince...

[LAB] TripAdvisor vince, ma non convince...

Esimi Ricercatori, di recente l'amica Arianna Mallus mi ha sottoposto un interessante link riguardante una importante vittoria incassata da TripAdvisor negli States.

Come ricorderete Trip Advisor è spesso al centro di polemiche legate al suo sistema di recensioni.

Alexias74 al riguardo ha anche fornito alcuni interessanti spunti di riflessione sul surreale sistema dei commenti, che può essere suscettibile di pratiche non solo di puro trolling, ma di vera e propria concorrenza sleale.

Il tema è talmente di attualità che negli USA è stato oggetto di una vera e propria causa. In sostanza la Grand Resort Hotel & Convention Center ha citato in giudizio Tripadvisor per diffamazione, in quanto guidava la classifica della “America's Dirtiest Hotels 2011”.

Per giungere alla propria conclusione il Giudice ha in via preliminare affermato che per definire una affermazione diffamatoria, occorre che la stessa possa essere percepita in quanto tale da parte del pubblico. Ha inoltre ricordato che le ipotesi di diffamazione, in genere sono correlate con il Primo Emendamento, e tendono quindi a creare un inevitabile conflitto con la libertà di espressione. Il Primo Emendamento infatti tutela le dichiarazioni riferite ad opinioni personali, ad iperboli ed esagerazioni retoriche. La Corte del Tennessee, pur riconoscendo che non tutte le opinioni sono automaticamente protette dal Primo Emendamento, sottolinea che occorre verificare se si tratta di fatti oggettivi rappresentati in maniera distorta o non veritiera. Infine, sempre secondo il Giudice, è necessario verificare se una persona di media ragionevolezza possa percepire le dichiarazioni come fatto oggettivo o come semplice opinione dell'autore.

Sulla base di queste premesse la Corte ha affermato che una persona di media ragionevolezza è in grado di comprendere che la classifica degli hotels più sporchi è frutto di una serie di opinioni personali e non rappresenta una rappresentazione oggettiva dei fatti, in altre parole riesce a distinguere ciò che è “intrinsecamente soggettivo” da ciò che è “oggettivamente verificabile”. L'elencazione pubblicata da TripAdvisor dunque non rappresenta niente altro che la sintesi di milioni di utenti e conseguentemente non può essere ritenuta diffamatoria.

Diffamazione a mezzo internet: TripAdvisor incassa un'altra vittoria

Che dire miei esimi Ricercatori siamo di fronte all'ennesima sentenza che omette di rapportarsi con la struttura del digitale.

La sentenza USA parte dal presupposto che la classifica sia il frutto di opinioni spontanee e non pilotate. Ma si tratta di un presupposto indimostrato.

Utilizzare i sistemi di recensione,simili a quello di Tripadvisor, è semplicissimo se si vuol danneggiare un concorrente: basta crearsi un certo numero di account falsi e iniziare ad accumulare recensione negative verso la concorrenza.

Quella delle "fake reviews" è una classica pratica di Black Hat SEO.

Come ho scritto a suo tempo nel Gruppo Social Media Marketing, su una vicenda simile:

Le pratiche di SEO non sono "neutrali".
Bisogna infatti distinguere il cd. White Hat SEO (quello che usa tecniche deontologicamente corrette per migliorare la "visibilità" dei contenuti di un sito) dal Black Hat SEO che sfruttando trucchi e pratiche deontologicamente scorrette altera la visibilità e la rilevanza di un contenuto.
La differenza non è sottile ma sostanziale.
L'attività di Black Hat si concreta in una vera e propria concorrenza sleale laddove (come è corretto a mio avviso fare) si equiparino i motori di ricerca a vetrine di carattere commerciale (cosa che grazie alla commistione di search engineering e social ads è abbastanza innegabile laddove ci si sposti nel campo dei brand commerciali).

Social Media Marketing

Partire dall'assunto che siti come Tripadvisor non sono un momento della catena del marketing e che i commenti sono mere espressioni degli utenti dei servizi è qualcosa ai limiti del comico.

Nelle decisioni di carattere giuridico bisognerebbe tenere in considerazione la realtà tecnica di certi servizi, come materialmente vengono utilizzati in pratiche commerciali spesso anche scorrette... e come spesso il soggetto che eroga il servizio mantenga una condotta passiva rispetto alle pratiche di concorrenza sleale senza porre in essere contromisure efficaci...

Con ciò non voglio assolutamente dire che TripAadvisor doveva essere condannata, dico solo che la sentenza è stata espressa (come sempre) senza approfondire gli aspetti tecnici necessari per l'epressione di un giudizio pienamente formato.

Ma si sa la scienza che più di ogni altra è scollata dalla realtà digitale è proprio il diritto. Negli USA come qui da noi.

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